“Noi” e “loro”: 5 millenni, stesso metodo

“Noi” e “loro”: 5 millenni, stesso metodo

“Iniziò con i politici che dividevano le persone tra “noi” e “loro”. Iniziò con i discorsi di odio e di intolleranza, nelle piazze e attraverso i mezzi di comunicazione. Iniziò quando la gente smise di preoccuparsene, quando la gente divenne insensibile, obbediente e cieca, con la convinzione che tutto questo fosse normale” (Primo Levi).

Il Potere che divide. Che decide cosa è “normale” e, soprattutto, che lo fa indisturbato per raggiungere i suoi fini abietti.

Fu così nell’Est Europa – dove “noi” significava classe operaia e “loro” erano tutti quelli con studi superiori. Mondo accademico (migliori studenti inclusi), mondo delle Arti, élite scientifica e persino vertici della Chiesa: tutti “intellettuali” e dunque «nemici del popolo», da incarcerare e liquidare. Soprattutto, quelli delle famiglie “sbagliate” – magari antiche e nobili. Fino alla terza generazione e il terzo grado di parentela, torturati e uccisi in base al cognome. Per eliminare qualsiasi autorevolezza e riferimento culturale, presenti e futuri, e assicurarsi l’assoluto controllo sociale.

È ancora così per i Cristiani nel mondo – i più discriminati tra tutti gli aderenti a una fede. Per i whistleblowers italiani, ridotti al silenzio e condannati per aver denunciato degli “intoccabili”. Per i “negazionisti” e i “no vax”- contenitore dove inserire tutti i dissidenti dal pensiero dominante. Per centinaia di milioni di persone discriminate per età, lingua, colore della pelle, sesso e identità di genere, affiliazione politica, etnia, lavoro, nazionalità, luogo di nascita, famiglia di nascita e persino altezza e peso.

Come funziona?

Si individua una categoria di “diversi”. Si limitano – e solo a loro – diritti, libertà e possibilità. Li si indica come colpevoli di qualcosa e dunque come un pericolo per la comunità. Li si esclude e li si diffama, creando una differenza e un conflitto.

Si comincia dall’identificazione di un avversario al quale attribuire tutti i mali. Le persone riconducibili al profilo vengono poi riunite in una categoria – “il nemico da combattere”. A quel punto, la strada per il messaggio di odio è aperta. E basta rendere qualsiasi fatto legato al nemico, per quanto piccolo o banale, una minaccia per la società per costruire una ostilità generale. Infine, poche idee ma stesso concetto ribadito ogni giorno: così, una menzogna a lungo ripetuta diventa verità.

E no: tutto ciò non è una “trovata” del responsabile della propaganda nazista bensì scuola antica, che i presocratici del VI secolo a.C. conoscevano già. Allo stesso modo in cui il metodo di spostare frontiere e mischiare popolazioni dei territori invasi, per rendere impossibile il ritorno alla situazione precedente, non fu invenzione di Stalin bensì degli imperi Assiro e Babilonese.

La tragedia vera è che funziona.

Ogni volta, e da millenni. Senza che si riesca a imparare e non ripetere. Con la complicità attiva o passiva dei mezzi di informazione, antichi e moderni, che:

  • Emettono in grande quantità elementi negativi sul “nemico”, alimentando così paure e conflitto.
  • Emettono informazioni parziali e da fonti “autorevoli”, aumentando così la sudditanza di pensiero e di comportamento.
  • Passano sotto silenzio i temi sui quali non si hanno argomenti sufficienti. Soprattutto, gli elementi in contrasto con la narrazione ufficiale. Senza dimenticare le notizie positive del o sull’avversario.
  • Costruiscono le proprie affermazioni sui pregiudizi tradizionali, nei quali il grosso della popolazione possa riconoscersi.
  • Convincono i cittadini del fatto che le opinioni espresse siano condivise da tutti. Per far sentire gli uni più forti e gli altri più soli, anche quando non è così.

E questo sì che è metodo intimidatorio e manipolativo. Nella storia e con le dovute differenze, è stato utilizzato contro Ebrei, omosessuali, disabili e zingari. Oggi contro persone che non possono o non vogliono iniettarsi una sostanza ancora sperimentale e, per questo, si vedono negati il lavoro, il diritto allo studio e l’accesso ai servizi pubblici. Nonostante diritti e libertà costituzionali, Regolamenti UE e persino l’esortazione di Amnesty International in materia di non discriminazione dei non vaccinati.

Qualunque la latitudine o il motivo, i discriminati sono vittime. Di un Potere corrotto, che divide per meglio imperare. Di un Potere che viola i diritti umani mentre li professa. Di uno Stato di Diritto ormai inesistente, che capovolge la Giustizia. Di un mondo di prezzolati interessi, che separa in “tu sì, tu no”. Mentre la parola più frequente nelle dichiarazioni e nei provvedimenti è “l’inclusività”.

Voglio vedere uomini preoccuparsi dei diritti delle donne – possibilmente, non solo l’8 Marzo. Voglio vedere i Governi impegnati per il lavoro secondo formazione, competenza, sicurezza e dignità. Preferibilmente, non solo il 1° Maggio. Voglio vedere una libertà religiosa piena, fatta di autentico e reciproco rispetto tra le fedi. Voglio vedere un mondo attento ai diritti umani.

Siamo colmi di Giornate nazionali e mondiali, contro quello o per quell’altro: a cosa servono, se continuiamo come prima?

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